NAIAS 2013 a Detroit
Troy Bayliss non tornerà alle gare
F1: le seconde prove libere firmate Schumacher

Finita la pioggia che aveva caratterizzato le prime prove libere a Shanghai, tutto altro tenore per le seconde prove.

Asfalto completamente asciutto che ha regalato il miglior tempo (1' 35'' 973) a Michael Schumacher, in prova con le gomme soft. Subito dopo di lui Hamilton e Vettel.

Per le Ferrari c'è ancora da lavorare: Alonso ha concluso con il decimo tempo, mentre Massa ha chiuso la prova in diciassettesima posizione.

Intanto sembra essere sciolto ogni dubbio sul GP nel Bahrain: è stato confermato che si terrà regolarmente.

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Già avevamo parlato del furto di dati dalla cartella clinica di Schumacher. Purtroppo la faccenda ha assunto un risvolto funesto a causa del suicidio dell'unico sospettato. Fino al suicidio le indagini erano state condotte con massimo riserbo. Il furto dei dati di Michael Schumacher Sono emersi ulteriori particolari sul furto di dati: il sospettato era un dirigente della Rega, società svizzera di soccorso aereo responsabile del trasferimento di Schumacher da Grenoble a Losanna. Sembra che sia stata proprio quella l'occasione in cui il ladro ha approfittato della confusione per rubare alcune informazioni dalla cartella clinica del pilota tedesco e tentare di rivenderle alla stampa internazionale. Con il nickname Kagemusha il ladro ha proposto la vendita di tali dati ad una cifra di poco inferiore ai 50 mila euro. Il mistero di Zurigo Il nome del sospettato non è stato reso noto, così come era rimasto segreto il suo arresto di martedì a Zurigo fino all'annuncio ufficiale di stamattina del suicidio. L'annuncio rivela ben poco dell'accaduto: è noto soltanto che il sospettato del furto della cartella clinica di Schumacher si è impiccato in cella e che nell'interrogatorio aveva respinto le accuse. Sembra che il dirigente della Rega sia stato individuato tramite delle analisi informatiche che avrebbero permesso di identificare il PC da cui sono partite le comunicazioni per tentare di vendere i preziosi dati riservati di Schumacher, risultando proprio un computer della Rega. La società svizzera si è tutelata con una denuncia verso ignoti e il sospettato impiccatosi in cella gode ancora della presunzione di innocenza: il suicidio non equivale ad un'ammissione di colpa e dovrà passare altro tempo prima che tutti gli aspetti diventino chiari e che venga identificato il colpevole. La procura, tuttavia, ha aggiunto alle proprie dichiarazioni che non ci sono altri sospettati, per cui il caso potrebbe essere chiuso.
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Il 1 agosto del 1976 Niki Lauda restò coinvolto nel gravissimo incidente che gli sfigurò il volto al Gran Premio di Germania presso il Nürburgring Nordschleife. Niki Lauda domina il campionato di Formula 1  del 1975 Il pilota austriaco aveva dominato il campionato del 1975 chiudendo il campionato piloti con 64,5 punti, quasi 20 in più del secondo classificato, Emerson Fittipaldi, che ne aveva collezionati 45. Terzo Carlos Reutemann con 37 e soltanto quarto James Hunt con la Hesketh a quota 33 punti. Campionato 1976 L'anno seguente James Hunt passa alla McLaren e ottiene due pole position nei primi due Gran Premi (in Brasile e Sud Africa) ma è Lauda "il computer" a vincere entrambi i Gran Premi. Prosegue con due secondi posti e altre 2 vittorie che sembrano ipotecare la vittoria finale. Vince anche il Gran Premio di Gran Bretagna, presentandosi alla tappa successiva in Germania con 5 vittorie, 2 secondi posti, un terzo posto e un ritiro. Gran Premio di Germania del 1976 Il primo agosto del 1976 era la volta del pericolosissimo Nürburgring Nordschleife per il GP di Germania: si tratta dell'ultimo GP di Formula 1 che si è corso su quel circuito. Niki Lauda, che aveva avuto problemi di sovrasterzo, partiva secondo; in pole c'era James Hunt che aveva fatto registrare un tempo di 7'06"5. Alla partenza, tuttavia, il comando fu preso da Regazzoni, compagno di squadra alla Ferrari di Lauda, che effettuò un'ottima partenza dalla sua quinta posizione - a differenza di Lauda che si trovò ottavo -.  Nel corso del primo giro, Regazzoni andò in testacoda e ne approfittò Ronnie Peterson che, pur partendo undicesimo, riuscì ad arrivare in testa. Non pioveva e la pista iniziava ad asciugarsi, così la maggior parte dei piloti decise di passare alle gomme slick, Lauda compreso. L'incidente di Lauda al secondo giro Con le gomme da asciutto, Lauda sbandò in una curva al Bergwerk, probabilmente per aver sfiorato il cordolo. La macchina andò in leggero sovrasterzo verso l'interno della curva per poi scartare con decisione dal lato opposto: all'esterno della curva il tracciato era delimitato da un rialzo montuoso per cui erano presenti delle rocce. La monoposto di Lauda si schiantò con violenza verso le rocce per poi tornare in pista ruotando vorticosamente avvolta dalle fiamme (ci fu una fuoriuscita di benzina). Come se ciò non bastasse, dopo essere stata evitata da Guy Edwards, la Ferrari di Lauda fu colpita da due vetture che sopraggiungevano: quella di Harald Ertl e quella di Brett Lunger. Ciò causò lo svenimento di Lauda che perse anche il casco; i tre piloti tentarono di soccorrere l'austriaco. Anche Arturo Merzario si fermò per aiutare il ferrarista: Niki fu estratto, proprio da Merzario, dal veicolo ancora in fiamme; le sue condizioni erano gravissime, con ferite ed ustioni terribili e soprattutto un avvelenamento dovuto ai fumi rilasciati dalla benzina in fiamme. La gara venne interrotta ma ripartì alle 16 e si concluse con la vittoria di Hunt. Dopo aver combattuto tra la vita e la morte, il 5 agosto Lauda fu dichiarato fuori pericolo e dopo soli 42 giorni decise di tornare sulla sua monoposto per il Gran Premio d'Italia. Lauda aveva ancora il volto pieno di ferite, molte delle quali sanguinavano sfregando contro il casco; aveva, inoltre, una percezione visiva distorta a causa delle palpebre non ancora perfettamente ristabilite. Nonostante questo, Niki Lauda ottenne un quinto posto nelle qualifiche e concluse la gara piazzandosi quarto. L'incidente del 76 sfigurò per sempre il volto di Lauda e allo stesso modo segnò i cuori di tutti gli appassionati di Formula 1, lasciando in essi il ricordo di emozioni irripetibili.
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