Assicurazioni, diminuiscono i cambi classe per gli italiani
Aragon Motorland – un giro on board con Claudio Corti!
MotoGP - Cosa sta succedendo in casa Honda?

Cosa sta succedendo alla Honda? Perchè la più grande casa di moto del Mondo si ritrova per l'ennesimo anno a dover rincorrere la concorrenza ancor prima di cominciare la stagione? E' dal 2007 che la casa dell'Ala Dorata non indovina il progetto della RC212V, ed anche per questo 2010 le cose non sembrano promettere bene. I piloti si lamentano di una moto decisamente caricata sul posteriore, e che reagisce poco e niente alle regolazioni - talvolta estreme - a cui viene sottoposta. Non c'è mescola, molla morbida o dura e distribuzione dei pesi che tenga: la moto non reagisce come i piloti vorrebbero, e questo comporta un mezzo decisamente 'leggero' all'anteriore, in grado di non fornire il giusto feeling.

Inoltre, le lamentele che arrivano parlano di un motore decisamente troppo aggressivo e potente, ma con la potenza che si trova solo in alto, lasciandolo vuoto ai bassi regimi. Dove si trova il problema? Perchè una casa come la Honda si ritrova così in difficoltà? Da cosa deriva questo ritardo? Presunzione sicuramente, ma anche difficoltà di un cambio di mentalità che tarda ad arrivare dal Giappone e che, forse, solo ora si può intravedere con l'acquisto di tecnici Yamaha e di un manager come Livio Suppo provenienza Ducati.

Ma non si può ovviamente cambiare una struttura e delle dinamiche dall'oggi al domani! Serve tempo, tanto tempo. Inoltre, bisogna considerare due fattori chiave per questa crisi dell'Ala Dorata: l'introduzione del monogomma Bridgestone ed il cambio 'epocale' con il passaggio da Showa a Ohlins. E qui il ragionamento si fa più articolato e, per certi versi, provocatorio.

Come può una casa come la Honda non essere riuscita ad adattarsi alle gomme Bridgestone dopo oramai 2 anni e mezzo? Eppure nel 2008 si era sfruttato il team Gresini per sviluppare la 212 ufficiale con coperture Bridgestone.
Le gomme nipponiche sono in effetti molto differenti nella carcassa rispetto alle Michelin, tanto che anche ai suoi tempi la Yamaha dovette modificare il forcellone della moto di Valentino Rossi per farle lavorare al meglio. Inoltre, da quest'anno, tutte le Honda sono passate da sospensioni Showa a Ohlins. Provate voi a modificare particolari così importanti e avrete un quadro del perchè la Honda 2010 arranca. Non a caso gli unici ad essere andati sufficentemente bene sono Andrea Dovizioso (passato ad Ohlins a metà del 2009) e Randy de Puniet (per tutto il 2009 con le sospensioni svedesi).

Il problema quindi è grande. La moto non digerisce la Bridgestone posteriore - ed ecco il perchè di un progetto caricato tantissimo al posteriore, ma con conseguente perdita del feeling con l'avantreno - e le sospensioni Ohlins che, chiaramente, hanno bisogno di un setting diverso rispetto alle Showa, packing che ha sempre lavorato in sincronia con Honda.

Sta di fatto che i piloti Honda sono disperati, ma nel vero senso della parola: 'Disperato…Sì, è quello che realmente sono al momento [...]Il problema principale è che non si capisce dove sia il problema, proviamo distribuzione dei pesi estremizzando sull’anteriore e poi sul posteriore per poi tornare centrali senza avere la benchè minima reazione della moto e il tempo è sempre lo stesso al decimo, quindi è davvero difficile capire i punti positivi e o negativi. Non abbiamo reazioni nemmeno dalle sospensioni, passiamo da molle durissime a medie e a morbidissime, ma io non sento differenze, i dati mostrano che da molle dure a morbide le sospensioni lavorano esattamente allo stesso modo, questo non mi era mai successo prima. '.
Queste sono le parole di Marco Melandri direttamente dal suo blog.

La situazione è seria e pesante. Il mondiale a Tokio manca dal 2006 con Nicky Hayden, oltretutto con una moto sostanzialmente sviluppata da Valentino Rossi. E quindi una domanda sorge spontanea: ma non erano loro ad aver riferito che 'non è importante il pilota quanto la moto?'. Beh, evidentemente la 212 finora non si è rivelata una moto così vincente, e nessun pilota è stato in grado di indirizzarne uno sviluppo vincente. E intanto mancano pochi giorni alla prima tappa di Losail....

Aggiungi ai preferiti
Stampa
PDF
Articoli Correlati

Moto

Era tra i padri fondatori della Bimota: progettista e designer, la sua matita aveva disegnato anche la Ducati 916 e la MV Agusta F4 Lutto nel mondo del motociclismo per la scomparsa del designer Massimo Tamburini. Aveva 71 anni e un male incurabile se l’è portato via nel giro di pochi mesi. Aveva una passione infinita per il mondo delle due ruote, Massimo Tamburini: la sua carriera era iniziata nel lontano 1971, quando, appena diciannovenne, aveva sviluppato la sua prima special su base MV Agusta. Quattro anni più tardi, era già tra i padri fondatori di Bimota: lo storico marcio riminese, infatti, è l’acronimo delle iniziali di tre cognomi: Bianchi, Morri e, appunto, Tamburini, che in Bimota rimase per venti anni. Il suo talento lo portò poi a diventare responsabile del design del gruppo Cagiva/Ducati, quando era nelle mani della famiglia Castiglioni, con cui collaborò per quasi tutto il resto della sua carriera. Sua è la Ducati 851, la prima moto italiana a vincere un mondiale Superbike, come anche la Ducati 916, che ha letteralmente dato inizio all'epoca delle moto sportive contemporanee. A lui si deve anche la rinascita della MV Agusta: moto come la F4 e la Brutale hanno aperto un nuovo capitolo della storia di quest'azienda e hanno dato una spinta alla crescita del marchio assieme a Claudio Castiglioni, anche lui scomparso di recente. Massimo Tamburini si è sempre distinto per l’innata capacità di unire passione, arte e tecnica: sapeva trasformare in realtà le moto che nascevano dai sogni, coniugando la bellezza oggettiva alle esigenze di produzione delle Case motociclistiche. “Tutti noi di Bimota riconosciamo a te, il genio, l’eccellenza, la ricerca della perfezione sin nel più piccolo dettaglio, l’essere un faro illuminante per generazioni di motociclisti”, così scrive lo staff della Casa riminese in una lettera aperta a Massimo Tamburini. “Hai scritto un pezzo importante nella storia del motociclismo italiano e mondiale e noi vogliamo che tu sappia che porteremo avanti il tuo sogno per continuare ad emozionare, come ogni tuo progetto ha fatto in tutti questi anni. Domenica prossima saremo in pista ad Aragona, in Spagna, perchè Bimota torna a correre. In fondo eri proprio tu a dire…’nata per correre’!” Nella sua livrea bianca e rossa, la Bimota BB3, infatti, è pronta per debuttare nel mondiale Superbike nella tappa di Aragon, in calendario il 13 aprile, con i piloti Ayrton Badovini e Christian Iddon, con un team belga guidato da Francois Batta. Di: Fiammetta La Guidara  
CONDIVIDI

Moto

In occasione del MotoGP che si si correrà ad Austin sul Circuit of the Americas, è stata organizzata una raccolta fondi in memoria di Marco Simoncelli. Passano gli anni ma il ricordo di Marco Simoncelli è sempre vivo tra il pubblico del Mondiale MotoGP e non solo, anche grazie alle tante iniziative promosse dalla sua famiglia. Kevin Schwantz, noto campione del motociclismo e attuale ambasciatore del Circuit of the Americas, ha organizzato  una raccolta di denaro proprio per la Fondazione Marco Simoncelli. Per ogni persona che acquisterà entro il 4 aprile un biglietto per il MotoGP degli Stati Uniti, sarà donato 1 euro alla Fondazione Marco Simoncelli. "Marco Simoncelli era un grande pilota e una persona speciale. Tutti i suoi fan adesso potranno onorare la sua memoria e contribuire a un'importante causa semplicemente acquistando un biglietto del Gran Premio di Austin"  
CONDIVIDI

Moto

Bello o brutto che sia, quest'anno sarà un Motomondiale molto diverso. Perché a raccontarlo sarà una voce diversa da quella che ci ha accompagnato negli ultimi 12 anni. Il passaggio della MotoGp da Mediaset a Sky comporta infatti un cambio storico: ad accompagnare le gesta di Marquez e compagni sarà Zoran Filicic, il commentatore scelto dalla tv satellitare. La Voce per eccellenza delle due ruote, Guido Meda, resta a Mediaset dopo essere stato molto vicino al cambio di casacca. E per certi versi finisce un'epoca. Con l'addio (forzato) di Guido Meda finisce il commento istintivo, urlato fino a seccarsi la gola, la telecronaca vissuta “in piedi sul divano”. D'ora in poi non sarà più il tempo del “Rossi c'è” pronunciato con voce perentoria ogni volta che il campione pesarese tagliava il traguardo per primo. Non sappiamo bene cosa le nostre orecchie dovranno sopportare. Certo è che chi verrà dopo non potrà fare a meno di confrontarsi col gigante che lo ha preceduto. Perché – simpatico o antipatico che fosse – lo stesso Guido Meda era un vero personaggio. E' uno che ha saputo rendere spettacolari e “drammatiche” le cronache spesso noiose dei Gran premi, trasformando questi in eventi e i piloti in personaggi. Meda negli anni è diventato l'aedo, il narratore ufficiale delle gesta di Valentino Rossi, dei suoi sei titoli mondiali conquistati sotto il suo regno catodico. Ha vissuto con partecipazione quasi messianica gli eventi più importanti (dalle grandi vittorie alla morte in pista di Simoncelli) di questi ultimi 12 anni di Motomondiale. Simpatico o antipatico che fosse, Guido Meda è diventato la Voce delle moto, esattamente quello che Nando Martellini e Bruno Pizzul sono stati per la Nazionale di calcio. Ha imposto uno stile che prima non esisteva, un modo di commentare le corse tutto suo, che forse dovrebbe brevettare prima che qualcuno lo rubi e lo migliori quel tanto che basta a renderlo perfetto. Ha sdoganato anche nel mondo delle due ruote un linguaggio fatto di neologismi, soprannomi, iperboli, modi di dire. E' stato sfacciatamente tifoso ma senza superare il limite della piaggeria. Alla fine è stato fin troppo autoindulgente e narciso, ed è diventato anche lui parte integrante dello show. C'è chi dà spettacolo in pista e chi dietro a un microfono, urlando fino a seccarsi la gola. Può piacere o non piacere Guido Meda, che ha affidato alla bacheca di Facebook un nostalgico e buonista autoepitaffio da vivente in cui dice e non dice, fa gli auguri ai colleghi di Sky ma si capisce che in fondo al loro posto, anche quest'anno, avrebbe voluto esserci lui. Che continuerà a “medizzare” le cronache delle due ruote da un palcoscenico minore come quello del campionato Superbike. Con il passaggio da Mediaset a Sky, e dunque da Guido Meda a Zoran Filicic, si chiude un ciclo. Perché di Guido Meda – simpatico o antipatico che fosse – ce n'è uno solo. E perché l'epoca d'oro della moto italiana è finita. Valentino Rossi è un campione ma a fine carriera, il suo erede è morto tragicamente in pista e nuovi campioni all'orizzonte non se ne vedono. Adesso il nuovo aedo della MotoGp dovrà cantare solo la gloria dei centauri spagnoli. E a molti telespettatori resterà solo la nostalgia. Di Guido Meda, dei tanti titoli mondiali che ha raccontato e dei “Rossi c'è” urlati nel microfono.  Di: Marco Gentili www.sportswriter.it
CONDIVIDI
Segui Nuvolari su:

Via Tiburtina 924, 00156 Roma tel. +39 06.43224.1 fax +39 06.43224.777 - Via Boccaccio 4, 20123 Milano tel. +39 02 55410.829 fax +39 02.55410.734

www.ltmultimedia.tv - corporate@ltmultimedia.tv