MotoGP - l'analisi: 'dottore, lo stiamo perdendo!'
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Motogp? Motonoia. Anche Assen conferma quanto previsto. Ovvero che la Motogp sta lentamente morendo, vittima di sè stessa e di una politica che nel corso degli anni ha trasformato una classe storica, d'elite come la 500 2 tempi, in un carrozzone in cui soldi, elettronica, ed estremizzazione la fanno da padrone. Si perchè prima Silverstone e poi Assen sono stati due spettacoli desolanti. La classica goccia da far traboccare un vaso che già mostrava le prime crepe.

E se fino al Mugello ci pensava magari un Valentino Rossi a rendere luccicante un carrozzone che in realtà perdeva progressivamente la propria identità, ora senza il suo attore principale mostra la sua evidente crisi.

Manca lo spettacolo, manca l'equilibrio, mancano i piloti e, sopratutto, mancano le moto. Fino a 2 anni fa il limite minimo di moto in pista doveva essere di 18, ora la regola è magicamente sparita. Non ci sono i soldi, non ci sono quindi i mezzi e molti piloti vengono presi per la valigia. E se questo ragionamento - sbagliato - può essere comprensibile per categorie minori, la cosa risulta inaccettabile nella massima categoria del motociclismo dove l'esasperazione tecnica la fa da padrone.

E che succede se, per puro caso, un pilota si infortuna? Succede che la Motogp risulta ancora una volta prigioniera delle sue regole deliranti, ovvero quella di trovare soluzioni pagliative per limitare i costi. Motori contingentati per una stagione, pilota infortunato e allora? Allora si convoca Kosuke Akyoshi - una semi-leggenda in patria per i suoi passati alla 8 ore di Suzuka - uno sconosciuto tester in Europa per sostituire Aoyama e prendersi badilate di secondi anche dal penultimo. E stesso dicasi per la scelta del sostituto di Valentino Rossi, il 41enne collaudatore dei tre diapason Wataru Yoshikawa.

Dicevamo, manca lo spettacolo, e di questo ne siamo ormai consci, fin dall'introduzione della 800cc. nel 2007 quando Stoner uccise letteralmente il campionato. Ma la situazione di oggi è decisamente peggiorata. Sia per, come detto, la mancanza di piloti, sia sopratutto per la mancanza di protagonisti. Ad Assen così come a Silverstone, è stato un monologo già scritto per Jorge Lorenzo. Partenza, in vetta fin dalle primissime battute, e inquadratura della telecamera che indugia sullo spagnolo solo nelle ultime tornate per quanto distacco accumulato rispetto al resto della compagnia. Chi manca quindi all'appello sono gli avversari. Pedrosa è troppo discontinuo. Non ne vuol sapere proprio di mettere in fila due gare come si deve. Al Mugello vince e convince, a Silverstone sprofonda e ad Assen risorge con un buon secondo posto, che sà però di consolazione.

E nell'anno della mancanza di protagonisti, manca all'appello Casey Stoner. L'australiano conquista il primo podio stagionale per Ducati in terra olandese e la cosa, francamente, è alquanto sconcertante. Dov'è finito il missile rosso dello scorso anno? C'è ancora - come dimostrano le migliaia di medaglie di legno conquistate da Nicky Hayden, ed è l'Aussie a sentirsi oramai pilota HRC, oppure la Desmosedici quet'anno non va?

Quel che è certo, è che se non avverrano modifiche radicali e serie, il circus potrebbe realmente prendere baracca e burattini e chiudere. E non osiamo immaginare il giorno che Valentino Rossi non correrà più. Come dite? Ne stiamo vedendo un assaggio ora? Prossimo appuntamento con la Motogp, il 4 luglio a Barcellona. Si accettano scomesse sul vincitore?




articolo del: 28/06/2010


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