Di Mauro Coppini
Il primo incontro, agli inizi degli anni 70, è avvenuto in Sardegna. I due. Ferdinand Piech, gran capo della Volkswagen e Giorgetto Giugiaro presidente della Italdesig non si conoscevano neppure. Ma Piech aveva un grosso problema. La sostituzione del Maggiolino si era rivelata più difficile del previsto. La casa tedesca era preda della confusione. Le aveva provate tutte ma il risultato erano modelli come la 411. A dir poco improbabili dal punto di vista del design e da quello dei contenuti. Da una situazione da ultima spiaggia ad una spiaggia vera e propria, quella della Costa Smeralda. Dove i due avevano l’abitudine di passare le vacanze estive. Dall’incontro balneare nasce un incarico e da quell’incarico nasce la Golf. Da quel momento la storia della Volkswagen è una storia di successi. Senza trascurare che dal punto di vista meccanico va riconosciuto anche un sostanziale contributo, certamente involontario, della Fiat. Sono state infatti la 127 e la 128, due moderne trazioni anteriori a motore trasversale a fornire lo spunto determinante per quello che riguarda l’impostazione tecnica. Nulla di strano che i due siano rimasti amici anche se, sul piano professionale, i rapporti sono stati relativamente discontinui all’inizio per poi arrestarsi quasi del tutto.
Ora l’abbraccio definitivo. Probabilmente i due si sono incontrati a metà strada. Piech ha valutato il rischio di omologazione di un design che trova nel pur bravo Valter De Silva l’unico referente, Giugiaro, da parte sua, compiuti i 70 anni ha necessariamente guardato ad un futuro che si annuncia difficile anche per gli imprenditori di talento come lui. Senza contare che con questa mossa la Volkswgen ha tolto un riferimento sicuro ai suoi concorrenti presenti e futuri. In particolare a quei produttori dell’est asiatico che avevano trovato nella struttura di Giugiaro una preziosa opportunità stilistica ma anche e soprattutto uno strumento di promozione della propria immagine grazie ad un marchio, la Italdesign in grado di supplire egregiamente alla fragilità di quello della marca.
Resta da vedere quale sarà il ruolo di Valter De Silva che, soprattutto con Audi, ha dimostrato talento e chiarezza di idee. Bisogna considerare che il design di Giugiaro è strettamente legato alla sua persona e quindi in futuro potrebbe proprio essere il manager ex Alfa Romeo a prendere sotto di se la struttura di Moncalieri. Magari per traghettarla verso quello che si annuncia come il prossimo capo del centro stile del gruppo Volkswagen: Volfgang Egger che dal 2007 è a capo dello stile della casa degli anelli dopo aver lasciato, anche lui come De Silva, l’Alfa Romeo dove aveva realizzata la 8C Competizione. C’è da pensare che senza la casa del Biscione il gruppo Volkswagen sarebbe rimasto senza stile !
Per certi versi l’operazione Volkswagen finisce per dare una boccata di ossigeno agli altri due protagonisti del design automobilistico italiano: Pinifarina e Bertone. Che si vedono liberati da una concorrenza decisamente agguerrita proprio nel momento in cui sono impegnati in una dolorosa ristrutturazione. E la strada che stanno percorrendo è proprio quella che da sempre ha caratterizzato la Italdesign e che ha reso possibile l’incontro con Ferdinand Piech. Giugiaro, infatti, ha sempre resistito alla sirena della produzione, anche quando produrre per conto terzi sembrava rappresentare una impedibile opportunità di guadagno. In realtà si trattava di una trappola pronta a scattare nel momento in cui la crisi della domanda avrebbe mandato in sovracapacità gli impianti delle grandi marche pronte costrette quindi a riappropriarsi rapidamente delle produzione esternalizzate. Ora per Pinfarina e Bertone, che nel frattempo si sono liberate della produzione, si apre un mercato che appare promettente. Anche perchè bisognerà vedere che fine farà il contratto, che solo pochi mesi fa,ha legato L’Italdesign ad un gruppo cinese che gli ha affidato la realizzazione di una gamma di cinque modelli a motorizzazione ibrida.






