F1 2010 - Dei delitti e delle pene
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Si abbassano i riflettori sul mondiale di Formula 1 più bello degli ultimi anni. 4 piloti in lizza fino all'ultimo round, 5 se consideriamo Jenson Button, fino al gran premio del Brasile. Mai si era prospettato uno scenario del genere. Vince Sebastian Vettel, l'unico dei 'fantastic five' a non aver mai condotto la classifica generale. E' un piccolo re, ma solo per l'età. Il più giovane del gruppo è stato infatti il pilota che ha sbagliato di meno.
Dei delitti e delle pene. Ci perdonerà Cesare Beccaria se prendiamo in prestito il titolo della sua opera per poter raccontare questa stagione. Già, perchè di delitti, di errori, di sbagli ne abbiamo visti una marea, a partire dal round del Bahrain fino all'ultimo gong delle campana sul circuito di Yas Marina.
Sebastian Vettel aveva a disposizione di gran lunga la vettura migliore del gruppo. La RB-6 creata dalla mente e dalla matita di Adrian Newey rimarrà nella storia del Mondiale come una delle auto più veloci di sempre. 15 pole position, record in una stagione che paragona questa Red Bull alle leggendarie McLaren e Williams (sempre partorite da Newey, guarda caso).
Eppure non tutto è filato liscio. Le rotture, come a Melbourne o in Korea, gli errori del giovane tedesco, vedi Spa-Francorchamps e all'Hungaroring, ne avevano minato la credibilità, tanto che anche una personalità del calibro di Sir Jackie Stewart si era pronunciato parlando di un Vettel ancora troppo giovane per la corona iridata. Ed invece, il principe predestinato, allevato fin dall'infanzia per quest'obiettivo, è maturato ed è diventato un giovane Re. Anzi, il più govane con i suoi 23 anni e 4 mesi. Una maturazione arrivata nelle ultime gare, a partire dal secondo posto di Singapore, proseguita a Suzuka, ad Interlagos, fino al capolavoro di Abu Dhabi.
E' stato più forte delle pene, della frustrazione di trovarsi un compagno di team scomodo. Doveva essere lo scudiero Mark Webber, ed invece si era messo in testa la meravigliosa idea di usurpare quel trono vacante. La sofferenza in gare come quella di Sivlerstone o dell'Hungaroring, dove il giovane Seb peccò di Ubris, di tracotanza, è stata sovvertita da una squadra che ha creduto ciecamente in lui, nel suo talento, messo a disposizione con umiltà per la conquista finale.
Dei delitti: 4 piloti, tutti capaci di buttare al vento gare, di sbagliare, di perdere punti lungo il cammino, in una sfida a tratti psicologica. Delle pene, di chi ha sofferto durante il cammino, come Vettel; di chi è rimasto scottato proprio ad un passo dalla vittoria, come Alonso; di chi ha sofferto perchè sentiva di non avere la fiducia di una squadra, come Webber; di chi in due gare ha sostanzialmente buttato le chance iridate, come Hamilton.
Il mondiale 2010 è tutto questo e molto di più. Ha vinto la vettura più forte senza dubbio. Ha vinto chi, nel momento decisivo, ha sbagliato di meno (o ha commesso meno 'delitti', fate voi). Il giovane re Sebastian, con i suoi 23 anni, ha conquistato il trono del mondo. Per gli avversari ora è il tempo delle pene, recriminando sui propri delitti di una fantastica stagione 2010.
Di: Flavio Atzori
articolo del: 15/11/2010
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