Rossi, De Puniet, Foret: l'animo del pilota nella sofferenza
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Che il pilota sia una razza particolare lo sappiamo tutti. Come è solito dire il dottor Claudio Costa, 'il pilota racchiude in sè il furor dionisiaco e la calma apollinea nello stesso momento'. Insomma, sono personaggi un pò particolari. Per loro salire in moto non è un lavoro, ma una missione. E, di conseguenza, la medicina, si mette al loro servizio.
Mai come quest'anno abbiamo assistito a tanti incidenti e infortuni in Motogp. L'accentuazione mediatica di tale aspetto è partita ovviamente dalla caduta del Re, di Valentino Rossi, all'interno delle mura amiche, il Mugello. E così, si è scatenato il tam tam della cosidetta 'impresa' di Valentino Rossi.
Ora, chiariamoci, di impresa si è trattata. Perchè rientrare dpo soli 40 giorni e sfiorare il podio significa fare qualcosa di straordinario. Quello che noi vogliamo però sottolineare, è la 'non esclusività' (passateci il termine) di tale impresa da parte del Dottore.
Anno 2004: a Brands Hatch, Fabien Foret in sella alla Yamaha R6, sta disputando una delle sue migliori gare del mondiale Supersport. Il francese è indemoniato, e dopo una partenza non perfetta, sta recuperando sempre di più. Arriva alla curva 'Graham Hill', esce troppo sul cordolo e scivola; purtroppo per il transalpino, il resto del gruppo è subito dietro di lui, ed un pilota non riesce ad evitarlo: frattura di tibia e perone. 36 giorni dopo, è in pista ad Assen con le stampelle. Deve essere preso in braccio dai meccanici per salire in moto, ma corre per la vittoria, fino ad una innocua scivolata. Anche lì, il transalpino non può muoversi, e viene preso in braccio dai comissari.
Ulteriore esempio che vogliamo citare è quello di Randy De Puniet, infortunatosi al Sachsenring. Dinamica solita: caduta con high side per il rider di Lucio Cecchinello, e pilota accorrente che lo centra sulla gamba: frattura di tibia e perone con esplosione dei frammenti ossei. Una frattura non esposta come quella di Valentino Rossi, ma ugualmente seria. Dopo solo 22 giorni dall'infortunio, grazie a sedute mirate di ultrasuoni e camera iperbarica, Randy è tornato in sella ad una CBR 1000 RR per riprendere confidenza con le moto in vista del gran premio di Brno
Con questi due semplici esempi cosa vogliamo dire? Che l'impresa di Valentino Rossi non è unica nella sua unicità. Perchè è l'essenza stessa del pilota ad uscire fuori in queste situazioni-limite. Al Sachsenring, così come ad Assen, così come sarà a Brno.
Mai come quest'anno abbiamo assistito a tanti incidenti e infortuni in Motogp. L'accentuazione mediatica di tale aspetto è partita ovviamente dalla caduta del Re, di Valentino Rossi, all'interno delle mura amiche, il Mugello. E così, si è scatenato il tam tam della cosidetta 'impresa' di Valentino Rossi.
Ora, chiariamoci, di impresa si è trattata. Perchè rientrare dpo soli 40 giorni e sfiorare il podio significa fare qualcosa di straordinario. Quello che noi vogliamo però sottolineare, è la 'non esclusività' (passateci il termine) di tale impresa da parte del Dottore.
Anno 2004: a Brands Hatch, Fabien Foret in sella alla Yamaha R6, sta disputando una delle sue migliori gare del mondiale Supersport. Il francese è indemoniato, e dopo una partenza non perfetta, sta recuperando sempre di più. Arriva alla curva 'Graham Hill', esce troppo sul cordolo e scivola; purtroppo per il transalpino, il resto del gruppo è subito dietro di lui, ed un pilota non riesce ad evitarlo: frattura di tibia e perone. 36 giorni dopo, è in pista ad Assen con le stampelle. Deve essere preso in braccio dai meccanici per salire in moto, ma corre per la vittoria, fino ad una innocua scivolata. Anche lì, il transalpino non può muoversi, e viene preso in braccio dai comissari.
Ulteriore esempio che vogliamo citare è quello di Randy De Puniet, infortunatosi al Sachsenring. Dinamica solita: caduta con high side per il rider di Lucio Cecchinello, e pilota accorrente che lo centra sulla gamba: frattura di tibia e perone con esplosione dei frammenti ossei. Una frattura non esposta come quella di Valentino Rossi, ma ugualmente seria. Dopo solo 22 giorni dall'infortunio, grazie a sedute mirate di ultrasuoni e camera iperbarica, Randy è tornato in sella ad una CBR 1000 RR per riprendere confidenza con le moto in vista del gran premio di Brno
Con questi due semplici esempi cosa vogliamo dire? Che l'impresa di Valentino Rossi non è unica nella sua unicità. Perchè è l'essenza stessa del pilota ad uscire fuori in queste situazioni-limite. Al Sachsenring, così come ad Assen, così come sarà a Brno.
articolo del: 11/08/2010
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