Tre settimane. Come si può quantificare un lasso di tempo del genere? Per qualcuno è tanto, per qualcunaltro può essere pochissimo. C'è chi in tre settimane compie la solita routine, e chi passa dalla tragedia più pura alla speranza. Quella vera, coltivata, bramata, desiderata, a cui ci si dedica notte e giorno.
Tre settimane fa Robert Kubica ha seriamente rischiato la vita. Oggi, muove - poco chiaramente - la mano quasi tranciata, risponde bene alle fisioterapie e mostra uno stato di forma mentale che fà percepire la grandezza dell'uomo prima ancora della grandezza del pilota.
Gli interventi chirurgici sono oramai alle spalle, e così, il driver polacco è tornato sull'accaduto e sulla sua situazione.
""So di non essere in grande forma, ma mi considero molto fortunato. So che mi aspetta una riabilitazione molto lunga, ma non sono per niente preoccupato" ha riportato il giornale La Stampa.
Pensieri e parole che accompagnano quanto riferito dai medici che lo tengono in cura all'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure: "La mano destra di Robert Kubica ha sensibilità, le dita si muovono, non ci sono infezioni, il paziente partecipa alla riabilitazione con particolare intelligenza" ha riferito il dottor Antonino Massone, primario dell'unità che ha proseguito "La collaborazione del soggetto è fondamentale. Qui non si tratta di somministrare una medicina, ma di interagire. Robert lo fa in modo straordinario".
A sottolineare ancor di più la grandezza dell'uomo-Kubica prima ancora che del pilota, c'è una nota finale: il manager Daniele Morelli ha riportato che il suo assistito ha deciso di non presentare denuncia verso gli organizzatori del Rally Ronde di Andora per quanto successo.
Chiaramente l'indagine per lesioni colpose gravissime è partito d'ufficio, ma ci piace mostrare ancor di più il lato "umano" di un ragazzo che ha seriamente rischiato la vita. E che in tre settimane sta dando una dimostrazione di forza fisica e mentale da prendere come esempio.
Di: Flavio Atzori






