La Formula 1 e l'ingegnere - caso Renault: Delitti ed inganni
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Cosa rimarrà della Formula quando la resa dei conti che la sconvolge sarà finita ? Non molto, credo. Forse solo uno spunto buono per l’ennesimo giallo di Giorgio Faletti. La guerra per bande che fino ad oggi è stata mantenuta sotto traccia da Bernie Ecclestone è ora davanti agli occhi di tutti ed è davvero difficile valutarne le possibili conseguenze. Il paradosso è che è stato il padre padrone del circus a porre le condizioni perché tutto questo potesse accadere.

Ed infatti proprio nel momento in cui sì poteva considerare concluso il passaggio della Formula 1 dai poveri assemblatori ai ricchi costruttori ecco che l’intero sistema rischia di implodere. Prima con la spy story Ferrari-McLaren, poi con le polemiche seguite alla definizione di un regolamento 2009 all’interno del quale proprio il delegato tecnico della Fota ha nascosto una trappola che vale un mondiale e ora con il caso Renault concluso, almeno per il momento, con le dimissioni del direttore generale Flavio Briatore e del responsabile tecnico Pat Symond.

Un episodio di gravità inaudita. Programmare un incidente per ottenere un risultato favorevole è segno di una irresponsabilità che poteva forse essere accettata quando la formula 1 era il regno di un manipolo di sia pur geniali avventurieri ma intollerabile per un costruttore come Renault necessariamente vincolato ad un comportamento eticamente corretto.

Un incidente in corsa, per quanto programmato, può avere conseguenze imprevedibili per il pilota che ne è protagonista, per i commissari di gara e per gli altri concorrenti. Senza contare che da qualche anno a questa parte la Formula 1 muove un rilevante giro di scommesse e la scoperta di trucchi e combine, con manager e piloti coinvolti, potrebbe far precipitare l’intero sistema nella stessa crisi che ha messo in ginocchio l’ippica. E ancora più odioso che per raggiungere lo scopo non si sia esitato a sfruttare lo stato di inferiorità psicologica di un pilota giovane ed in difficoltà, ormai quasi certo di essersi giocato il contratto e quindi indifeso di fronte al ricatto.

L’episodio di Singapore, con la uscita programmata di Nelsinho Piquet, suona anche e soprattutto come un campanello di allarme per tutti gli altri soci della Fota. Che spesso delegano la loro attività in pista a strutture esterne, gelose di quella indipendenza che deriva loro dalla specificità dell’incarico. In gioco c’è la credibilità delle grandi marche, una merce preziosa in un momento di crisi tale da richiedere interventi radicali sull’auto e sulle politiche commerciali. Una situazione nella quale è necessario presentarsi al mercato con la faccia pulita ed il sorriso aperto e leale di chi vuole meritarsi la fiducia del pubblico. Che è poi la prima motivazione per la quale i grandi costruttori si impegnano in formula 1. E in assenza della quale potrebbero voltargli definitivamente le spalle.

Proprio Renault, ad esempio, è impegnata nel lancio di una intera gamma di auto elettriche che vedrà la luce entro il 2011. Una vera e propria rivoluzione che per avere successo e far si che gli enormi investimenti necessari producano gli utili attesi ha bisogno della fiducia dei consumatori. Non facile da conquistare dopo episodi del genere. Per non parlare degli sponsor che qualora prendessero atto di giocare milioni di euro su un tavolo truccato potrebbero prendere altre strade.

Eppure episodi del genere sono destinati a ripetersi perché connaturati ad una Formula 1 nelle mani dei costruttori. Che per definizione sono condannati a vincere perché gli enormi investimenti vanno giustificati in consiglio di amministrazione. Impresa disperata quando la mancanza di risultati compromette quella immagine che si vuole consolidare con l’attività in pista. Se la vittoria non arriva allora il pericolo di un abbandono è dietro l’angolo e non c’è da stupirsi se per scongiurarlo qualcuno, che da questa attività ricava imponenti guadagni, ricorra ad una qualche scorciatoia pur di allontanare il pericolo.

Ora la palla passa nelle mani della Federazione che terrà certo conto delle dimissioni del vertice della squadra corse della Renault ma anche del fatto che una esclusione dal campionato porterebbe con ogni probabilità al definitivo abbandono della casa francese. Una eventualità che, dopo il ritiro di Honda e Bmw e le minacce di rinuncia di Toyota, finirebbe per rappresentare il sostanziale fallimento della associazione dei costruttori prima ancora che questa abbia raggiunto la piena operatività.




articolo del: 18/09/2009


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