L’Aurelia B12 era la berlina italiana più potente di quel periodo ed una vera e propria “ammiraglia” pur avendo avuto una brevissima vita: è stata prodotta, infatti, solamente per un biennio, che va dal 1954 al Gennaio 1956, rimanendo nei listini, per smaltire le scorte, fino ad Aprile 1957.
La Lancia Aurelia B12 rappresentava la quintessenza dell’eleganza motoristica italiana. Fu la prima automobile a montare di serie un motore esacilindrico a V di 60° da 87 CV, molto silenzioso e, per l’epoca, considerevolmente potente ed elastico. Era inoltre dotata di una robusta scocca portante, tipica di Casa Lancia e risalente alla ormai rara e bella Lambda degli anni Venti.
L’Aurelia derivava direttamente dalla precedente B10, prodotta nel 1950, e ne manteneva la raffinata e maestosa calandra verticale, che rimase, praticamente inalterata, anche in altri modelli, fino alla seconda metà del 1957, anno nel quale scomparve.
Prese il suo posto la considerevole Lancia Flaminia, dotata invece della più moderna calandra orizzontale. La guida a destra, che all’epoca veniva adottata per molte delle auto italiane e tipica delle Lancia fino ai primi anni Sessanta, la rendeva ancor più blasonata: dei 2.400 esemplari prodotti, infatti, solo 1.020 avevano la guida a sinistra.
La leva del cambio era al volante, il sedile anteriore era unico come il posteriore e dava la possibilità di ospitare in auto anche sei persone. Il volante era quasi verticale, nero e molto elegante, con il piantone dello sterzo molto spesso e quindi tale da abbreviare la distanza tra lo sterzo stesso e il torace del pilota. La strumentazione era unica, formata da tachimetro e contachilometri; al centro della plancia vi era l’orologio, subito sopra il blocchetto dell’accensione. Erano presenti anche due ulteriori piccoli strumenti di forma rettangolare, siti ai lati del piantone di sterzo: quello dell’olio e quello del livello del carburante.
Le portiere, dotate di vetri azzurrati, si aprivano “ad armadio”, rendendo, molto agevole l’accesso nell’abitacolo e l’autoveicolo ancor più raffinato nella sua estetica. La linea della B12 era pulita, armoniosa e volutamente imponente.
La fanaleria era ridisegnata rispetto alla B10, con l’utile introduzione dei fari antinebbia e della dotazione della luce della retromarcia; il bagagliaio era molto capiente, dotato di ruota di scorta coperta da una custodia proprio per non sporcare i bagagli e posta verticalmente in esso.
I paraurti cromati erano in ottone ed erano molto robusti. La tenuta di strada in curva del robusto prodotto della Casa di Chivasso era buona, anche perché l’automobile era dotata di una nuova sospensione posteriore del tipo De-Dion a ruote semi indipendenti, molto morbida, che la rendeva comoda e soffice, anche nelle strade ricche di sgradevoli asperità. L’accelerazione era decisamente buona, al contrario della frenata, assai deludente per le veloce perdita di efficienza dell’impianto frenante.
Di: Pier Paolo Fraddosio






