Monza - tra passato e futuro
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INGRESSO DI LESMO ‘: è da questo cancello,usato solo per i grandi eventi,che mi piace entrare in Autodromo in occasione del Gran Premio.
Per diversi motivi.Questione logistica,dal mio paese in 10 minuti di strade secondarie e senza traffico sono arrivato .C’è ampia possibilità di parcheggio.In quella zona viene organizzato il campeggio esterno,dove si comincia dal primo mattino a vedere il folklore tipico.
E poi è l’ingresso più remoto: per raggiungere qualsiasi zona dell’autodromo bisogna attraversare il bosco. Solitamente costeggio la pista,mi piace vedere il nastro d’asfalto ‘prima della battaglia’,mi piace osservare i preparativi,le postazioni che si organizzano ecc..
E poi,in quella camminata,transito per il mio punto preferito.No,non è la Parabolica o la Variante della Roggia. Il mio pezzo preferito è un tratto di pista non più lungo di 15-20 metri: e’ il tratto in cui la pista stradale passa sotto l’anello ad alta velocità,prima dell’Ascari. 20 metri anonimi,percorsi in un battito di ciglia,ma ricchi di significato.Dal 1955,anno di costruzione delle sopraelevate,quei 20 metri, a differenza di quasi tutto il resto,sono rimasti identici.Significa che là sotto hanno guidato tutti-ma proprio tutti-i protagonisti delle corse d’auto di ogni categoria.
E’ un sottopasso non solo fisico,ma che buca le epoche:sotto,l’asfalto è nuovo e liscio,l’erba è tagliata e la segnaletica curata.Sopra ,la sede stradale è dissestata,guardrail rovinati,erba incolta. Le 2 piste incastonate rappresentano il futuro sicuro,pulito e ordinato,ed il passato eroico,pionieristico e polveroso.
E’ questa l’essenza e contraddizione di Monza,tracciato meraviglioso e maledetto,concettualmente facile ma praticamente difficile.
Chiunque passa una giornata in Autodromo ricorderà l’odore di benzina e gomme bruciate,unitamente a quello della carne alla griglia e champagne del podio.Ma se ti fermi nel bosco,senti il profumo di Gloria e ,certo,la puzza di Morte.
Accanto ad albi d’oro festanti,imprese e coppe alzate,Monza tramanda anche drammi e sciagure,silenzio e terrore. E il pubblico di Monza ,serio e competente,ha più volte cercato di esorcizzare,come nel 1970 quando all’indomani di Rindt,con la vittoria di Regazzoni,è nata la prima invasione di pista.
Già,l’Autodromo e il suo pubblico:dicono i detrattori che Monza è noiosa,costa caro,è caotica e c’è traffico,rovina il Parco ecc..Monza,come una donna bella e vissuta,lascia parlare: le malelingue non la toccano.Del resto ci sarà pure un motivo se ogni anno migliaia di persone compiono lo stesso rito,riempiendo ogni spazio!
Un consiglio darei a chi viene per la prima volta al Gp:non preoccupatevi solo delle gomme di Raikkonen o della strategia di Hamilton.Guardatevi in giro ,esplorate,osservate i vecchi box,o il raccordo junior dopo l’Ascari,e ancora i riflettori sui due rettilinei.
Tre cose personalmente da anni 'rimprovero' all’Autodromo:
1) lo stato di abbandono delle sopraelevate che qualcuno vorrebbe abbattere(orrore!),
2) è sufficiente mezza giornata di pioggia o un violento temporale e molti sentieri e sottopassi risultano inagibili
3) non c’è il minimo segnale o ricordo nei confronti di tutti coloro che sono entrati con le loro gambe e non ne sono più usciti.
Da: Fabrizio Sala
Per diversi motivi.Questione logistica,dal mio paese in 10 minuti di strade secondarie e senza traffico sono arrivato .C’è ampia possibilità di parcheggio.In quella zona viene organizzato il campeggio esterno,dove si comincia dal primo mattino a vedere il folklore tipico.
E poi è l’ingresso più remoto: per raggiungere qualsiasi zona dell’autodromo bisogna attraversare il bosco. Solitamente costeggio la pista,mi piace vedere il nastro d’asfalto ‘prima della battaglia’,mi piace osservare i preparativi,le postazioni che si organizzano ecc..
E poi,in quella camminata,transito per il mio punto preferito.No,non è la Parabolica o la Variante della Roggia. Il mio pezzo preferito è un tratto di pista non più lungo di 15-20 metri: e’ il tratto in cui la pista stradale passa sotto l’anello ad alta velocità,prima dell’Ascari. 20 metri anonimi,percorsi in un battito di ciglia,ma ricchi di significato.Dal 1955,anno di costruzione delle sopraelevate,quei 20 metri, a differenza di quasi tutto il resto,sono rimasti identici.Significa che là sotto hanno guidato tutti-ma proprio tutti-i protagonisti delle corse d’auto di ogni categoria.
E’ un sottopasso non solo fisico,ma che buca le epoche:sotto,l’asfalto è nuovo e liscio,l’erba è tagliata e la segnaletica curata.Sopra ,la sede stradale è dissestata,guardrail rovinati,erba incolta. Le 2 piste incastonate rappresentano il futuro sicuro,pulito e ordinato,ed il passato eroico,pionieristico e polveroso.
E’ questa l’essenza e contraddizione di Monza,tracciato meraviglioso e maledetto,concettualmente facile ma praticamente difficile.
Chiunque passa una giornata in Autodromo ricorderà l’odore di benzina e gomme bruciate,unitamente a quello della carne alla griglia e champagne del podio.Ma se ti fermi nel bosco,senti il profumo di Gloria e ,certo,la puzza di Morte.
Accanto ad albi d’oro festanti,imprese e coppe alzate,Monza tramanda anche drammi e sciagure,silenzio e terrore. E il pubblico di Monza ,serio e competente,ha più volte cercato di esorcizzare,come nel 1970 quando all’indomani di Rindt,con la vittoria di Regazzoni,è nata la prima invasione di pista.
Già,l’Autodromo e il suo pubblico:dicono i detrattori che Monza è noiosa,costa caro,è caotica e c’è traffico,rovina il Parco ecc..Monza,come una donna bella e vissuta,lascia parlare: le malelingue non la toccano.Del resto ci sarà pure un motivo se ogni anno migliaia di persone compiono lo stesso rito,riempiendo ogni spazio!
Un consiglio darei a chi viene per la prima volta al Gp:non preoccupatevi solo delle gomme di Raikkonen o della strategia di Hamilton.Guardatevi in giro ,esplorate,osservate i vecchi box,o il raccordo junior dopo l’Ascari,e ancora i riflettori sui due rettilinei.
Tre cose personalmente da anni 'rimprovero' all’Autodromo:
1) lo stato di abbandono delle sopraelevate che qualcuno vorrebbe abbattere(orrore!),
2) è sufficiente mezza giornata di pioggia o un violento temporale e molti sentieri e sottopassi risultano inagibili
3) non c’è il minimo segnale o ricordo nei confronti di tutti coloro che sono entrati con le loro gambe e non ne sono più usciti.
Da: Fabrizio Sala
articolo del: 11/09/2009
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