Peter Lenz - Niente polemiche, solo riflessioni
Vedi Anche
Il fatto, agghiacciante, è noto a tutti gli appassionati di due ruote. Inutile rimarcarci sopra. Peter Lenz, 13 anni appena, giovanissima promessa del motociclismo a stelle e strisce, è deceduto nela prova di Indianapolis durante il trofeo Moriwaki 250, gara di contorno del week-end Motogp.
Niente ipocrisie per favore, niente polemiche. A questo si pensa quando ci si deve approcciare ad un articolo del genere. O almeno, questo è quello che il sottoscritto si è ripromesso. E' per questo che nel leggere taluni articoli di colleghi più prestigiosi, da lettore, ho come avuto la sensazione di un 'moralismo' forte, dettato più dal quel senso di critica che si 'dovrebbe' avere.
Peter Lenz non c'è più, e questo, nel mondo delle corse a due ruote, purtroppo, deve essere messo in conto. Si, perchè il motociclismo è uno sport pericoloso in cui la tragedia esiste. Così come per Pasolini, per Sarineen, per Daijiro Kato. Solo che...Peter Lenz è morto a soli 13 anni. Troppi pochi. La giovane promessa del motociclismo era innanzitutto un ragazzino con la faccia ancor più da bambino. Si, era dannatamente veloce, almeno a vedere il suo piccolo palmares e ascoltando le voci degli addetti ai lavori.
L'esimio collega Guido Meda, ha giustamente sottolineato, nel suo toccante commiato, la giovane età di Peter. E' vero, non si può morire a 13 anni. Ma c'è un'età giusta per morire? E' giusto che Beatrice Bossini sia morta a 18 anni pochi mesi fa a Rijieka? No, la morte non è mai giusta. E a maggior ragione allora, mi sento di sottolineare ancor di più quanto detto da Meda, ovvero che non è giusto mettere dei bambini, perchè questi sono a 13 anni, su moto di una certa cilindrata, con un certo peso e certe dimensioni, in piste come quelle di Indianapolis.
Senza scadere in prosopopee come quelle lette in taluni siti su genitori scellerati, sulla pericolosità di uno sport come il motociclismo e via dicendo: le moto son pericolose, giusto; esistono genitori che spingono fin troppo i figli, giusto anche questo. E' sbagliato cavalcar l'onda ora. Almeno, questo è il mio pensiero.
Peter Lenz è volato via, ma la questione ora è una, perlomeno per ricordarsi di questa giovane promessa. I ragazzini devono poter effettuare una crescita in questo mondo a 2 ruote (e non solo) che non bruci troppo le tappe. E qui, le organizzazioni motociclistiche, i promoter, i manager e tutto il baraccone (perchè di questo si tratta) devono essere chiamati in causa. A 13 anni si deve al massimo passare ad una 125 e correre in circuiti ben più piccoli, proporzionati alla 'grandezza' di questi piccoli centauri.
Ma tutte queste sono e rimangono parole, chiacchiere. Sperando che servano, tutte insieme, a chi di dovere, per innalzare alcuni limiti in uno sport affascinante quanto pericoloso. Le moto e le piste da grandi lasciamole ai grandi. E lasciamo crescere gradualmente i ragazzini nel loro percorso. Che almeno l'ingiusta fine di Peter Lenz serva a qualcosa.
Di: Flavio Atzori
Niente ipocrisie per favore, niente polemiche. A questo si pensa quando ci si deve approcciare ad un articolo del genere. O almeno, questo è quello che il sottoscritto si è ripromesso. E' per questo che nel leggere taluni articoli di colleghi più prestigiosi, da lettore, ho come avuto la sensazione di un 'moralismo' forte, dettato più dal quel senso di critica che si 'dovrebbe' avere.
Peter Lenz non c'è più, e questo, nel mondo delle corse a due ruote, purtroppo, deve essere messo in conto. Si, perchè il motociclismo è uno sport pericoloso in cui la tragedia esiste. Così come per Pasolini, per Sarineen, per Daijiro Kato. Solo che...Peter Lenz è morto a soli 13 anni. Troppi pochi. La giovane promessa del motociclismo era innanzitutto un ragazzino con la faccia ancor più da bambino. Si, era dannatamente veloce, almeno a vedere il suo piccolo palmares e ascoltando le voci degli addetti ai lavori.
L'esimio collega Guido Meda, ha giustamente sottolineato, nel suo toccante commiato, la giovane età di Peter. E' vero, non si può morire a 13 anni. Ma c'è un'età giusta per morire? E' giusto che Beatrice Bossini sia morta a 18 anni pochi mesi fa a Rijieka? No, la morte non è mai giusta. E a maggior ragione allora, mi sento di sottolineare ancor di più quanto detto da Meda, ovvero che non è giusto mettere dei bambini, perchè questi sono a 13 anni, su moto di una certa cilindrata, con un certo peso e certe dimensioni, in piste come quelle di Indianapolis.
Senza scadere in prosopopee come quelle lette in taluni siti su genitori scellerati, sulla pericolosità di uno sport come il motociclismo e via dicendo: le moto son pericolose, giusto; esistono genitori che spingono fin troppo i figli, giusto anche questo. E' sbagliato cavalcar l'onda ora. Almeno, questo è il mio pensiero.
Peter Lenz è volato via, ma la questione ora è una, perlomeno per ricordarsi di questa giovane promessa. I ragazzini devono poter effettuare una crescita in questo mondo a 2 ruote (e non solo) che non bruci troppo le tappe. E qui, le organizzazioni motociclistiche, i promoter, i manager e tutto il baraccone (perchè di questo si tratta) devono essere chiamati in causa. A 13 anni si deve al massimo passare ad una 125 e correre in circuiti ben più piccoli, proporzionati alla 'grandezza' di questi piccoli centauri.
Ma tutte queste sono e rimangono parole, chiacchiere. Sperando che servano, tutte insieme, a chi di dovere, per innalzare alcuni limiti in uno sport affascinante quanto pericoloso. Le moto e le piste da grandi lasciamole ai grandi. E lasciamo crescere gradualmente i ragazzini nel loro percorso. Che almeno l'ingiusta fine di Peter Lenz serva a qualcosa.
Di: Flavio Atzori
articolo del: 01/09/2010
Scopri il mondo dell'adrenalina e dei motori






