S come Supermotard
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Supermotard - o Supermoto - significa grande spettacolo con moto da enduro con propulsori monocilindrici a quattro tempi da 80 cavalli, gomme slick o slick intagliate, telai evolutissimi pari a quelli di una 250 da Gran Premio, freni potenti per derapate spettacolari.
Le Supermoto sfiorano i duecento all’ora. E se queste velocità di punta possono sembrarvi poca cosa rispetto agli oltre trecento all’ora della MotoGP non dimenticate che per essere campioni di Supermoto non si deve solo spalancare la manetta del gas: occorrono anche grandi doti in fuoristrada.
Era la fine degli anni Settanta quando, per rispondere alla domanda di chi fosse il pilota più forte del mondo, fu creata una sorta di olimpiade motociclistica: i concorrenti dovevano sfidarsi in diverse specialità: drag racing, dirt tracking, roadracing, motocross, velocità. E tutto questo rimanendo sempre sulla stessa moto. A questo rivoluzionario confronto parteciparono anche Freddy Spencer e King Kenny Roberts, che scivolò nel mezzo di una derapata in sella ad una TT550, e a vincere fu un certo Kent Howerton, su Suzuki RM 370. Ma la formula dell’Olimpiade risultava lunga e macchinosa, e fu così che, con l’aiuto del futuro pluricampione del mondo Eddie Lawson, si disputò in California la prima corsa ibrida, per metà su asfalto e per metà su sterrato, con salti che ricordavano quelli del motocross. Si correva perlopiù con moto da cross da 500 centimetri cubici, ma con gomme da dirt-track da 19 pollici.
Sbarcata in Francia come “Super Motard”, questa disciplina che costituisce una felice combinazione tra Velocità, Superbike, Motocross e Speedway ha fatto rapidamente proseliti in tutta Europa. Une delle massime espressioni finora è stato il Guidon d’Or, un evento prestigioso, da cui sono usciti vittoriosi piloti del calibro di Wayne Rainey, Eddie Lawson, Stephane Chambon e Jean Michel Bayle. Nel 2002 è nato il primo Campionato del Mondo di Supermoto S1. Il regolamento federale internazionale prevede infatti che il tracciato misuri all’incirca 1.300 metri di cui almeno il 20% di strerrato. I protagonisti del Mondiale Supermoto si cimentano così in staccate da brivido e straordinarie derapate nei tratti in asfalto, e negli incredibili salti e nei curvoni crossistici da piede a terra nella parte in fuoristrada. Una combinazione inedita che richiede grandi doti e una grossa preparazione fisica.
Il settaggio delle sospensioni ha un ruolo determinante nella performance di una supermoto: la maggior parte dei piloti adotta un set-up rigido, per una migliore prestazione sul tratto in asfalto; qualcuno, però, preferisce un settaggio che rappresenti un compromesso tra asfalto e sterrato.
Moto leggere, agili, con un tiro vigoroso in basso, le Supermoto richiedono una guida molto intuitiva: si tratta di arrivare forte in curva, “attaccarsi” al freno anteriore e iniziare a far sbandare il retrotreno (aiutandosi con il freno posteriore), così da trovarsi con la moto già in direzione in uscita di curva. A quel punto si riapre il gas e si esce dalla curva sempre in derapata. si percorre il rettilineo più velocemente possibile alla ricerca della prima curva, per staccare oltre il limite con la moto di traverso, entrare dentro, pedane per terra, aprire il gas il prima possibile per uscire derapando alla ricerca della prossima curva.
Per saperne di piu' non perdete il consueto appuntamento con AZ, oppure scrivete direttamente a Fiammetta La Guidara all'indirizzo fiammetta.laguidara@nuvolari.tv
Le Supermoto sfiorano i duecento all’ora. E se queste velocità di punta possono sembrarvi poca cosa rispetto agli oltre trecento all’ora della MotoGP non dimenticate che per essere campioni di Supermoto non si deve solo spalancare la manetta del gas: occorrono anche grandi doti in fuoristrada.
Era la fine degli anni Settanta quando, per rispondere alla domanda di chi fosse il pilota più forte del mondo, fu creata una sorta di olimpiade motociclistica: i concorrenti dovevano sfidarsi in diverse specialità: drag racing, dirt tracking, roadracing, motocross, velocità. E tutto questo rimanendo sempre sulla stessa moto. A questo rivoluzionario confronto parteciparono anche Freddy Spencer e King Kenny Roberts, che scivolò nel mezzo di una derapata in sella ad una TT550, e a vincere fu un certo Kent Howerton, su Suzuki RM 370. Ma la formula dell’Olimpiade risultava lunga e macchinosa, e fu così che, con l’aiuto del futuro pluricampione del mondo Eddie Lawson, si disputò in California la prima corsa ibrida, per metà su asfalto e per metà su sterrato, con salti che ricordavano quelli del motocross. Si correva perlopiù con moto da cross da 500 centimetri cubici, ma con gomme da dirt-track da 19 pollici.
Sbarcata in Francia come “Super Motard”, questa disciplina che costituisce una felice combinazione tra Velocità, Superbike, Motocross e Speedway ha fatto rapidamente proseliti in tutta Europa. Une delle massime espressioni finora è stato il Guidon d’Or, un evento prestigioso, da cui sono usciti vittoriosi piloti del calibro di Wayne Rainey, Eddie Lawson, Stephane Chambon e Jean Michel Bayle. Nel 2002 è nato il primo Campionato del Mondo di Supermoto S1. Il regolamento federale internazionale prevede infatti che il tracciato misuri all’incirca 1.300 metri di cui almeno il 20% di strerrato. I protagonisti del Mondiale Supermoto si cimentano così in staccate da brivido e straordinarie derapate nei tratti in asfalto, e negli incredibili salti e nei curvoni crossistici da piede a terra nella parte in fuoristrada. Una combinazione inedita che richiede grandi doti e una grossa preparazione fisica.
Il settaggio delle sospensioni ha un ruolo determinante nella performance di una supermoto: la maggior parte dei piloti adotta un set-up rigido, per una migliore prestazione sul tratto in asfalto; qualcuno, però, preferisce un settaggio che rappresenti un compromesso tra asfalto e sterrato.
Moto leggere, agili, con un tiro vigoroso in basso, le Supermoto richiedono una guida molto intuitiva: si tratta di arrivare forte in curva, “attaccarsi” al freno anteriore e iniziare a far sbandare il retrotreno (aiutandosi con il freno posteriore), così da trovarsi con la moto già in direzione in uscita di curva. A quel punto si riapre il gas e si esce dalla curva sempre in derapata. si percorre il rettilineo più velocemente possibile alla ricerca della prima curva, per staccare oltre il limite con la moto di traverso, entrare dentro, pedane per terra, aprire il gas il prima possibile per uscire derapando alla ricerca della prossima curva.
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articolo del: 24/04/2009
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