Yamaha R1: figlia della Motogp
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Era il 1998 quando Scott Russel presentò al salone di Milano una moto che cambiò la concezione di Superbike. Un concentrato di potenza; una lama affilata; un'arma per le piste di tutto il mondo; una sigla: YZF R1.
A distanza di circa undici anni quello che forse è il più grande pilota di tutti i tempi, tal Valentino Rossi da Tavullia, porta in dote da Iwata la prima Superbike a scoppi irregolari, la Yamaha R1 2009.

Scuola MotoGP
Quando nel 2004 Valentino Rossi decise di accettare la sfida-Yamaha in MotoGP, uno dei primi accorgimenti che riuscì ad ottenere fu quello di un motore più fruibile e sfruttabile che potente. D'altronde, è molto più importante riuscire a sfruttare i cavalli, che averne in abbondanza, ma non riuscire a scaricarli in terra. Il risultato fu soto gli occhi di tutti: la Yamaha M1 non eccelleva per la velocità massima, eppure era una moto vincente, tanto da permettere al campione di Tavullia di centrare la vittoria del titolo Mondiale al primo colpo. Oggi, a distanza di 5 anni, quel travaso di tecnologia è stato letteralmente trasferito sulla nuova R1.

Albero a gomiti a croce
Il segreto del nuovo motore si può racchiudere in un piccolo concetto: 'scoppi irregolari'. Il nuovo motore a croce, permette una sequenza di accensione rispettivamente di 270°, 180°, 90° e 180°; una geometria che, sull'asfalto, si traduce in una spinta eccezionale ai bassi e medi regimi, ed in una linearità dell'erogazione stessa. Con la fasatura degli scoppi appena descritta, si è potuto minimizzare ovviamente la coppia inerziale e migliorare quella composita. Il risultato? Sfruttamento migliore dell'erogazione, miglior grip, e guadagno in termini di decimi di secondo.

Ciclistica di nuova generazione
Quando si parla di telaio, in Yamaha vien fuori sempre una sigla: Deltabox. Anche in questo caso quindi, ad Iwata hanno sfornato una nuova generazione del telaio. Nuova la forma, le dimensioni, nel tipo di alluminio e nella rigidità. Il risultato ottenuto è quello di una moto dotata di maggiore rigidità verticale, sempre in funzione di quella necessità di migliorare stabilità in accelerazione e frenata. Diminuita invece la rigidità torsionale, per poter offrire una migliore tarzione e maneggevolezza. Da sottolineare anche il mono posteriore con regolazione idraulica del precarico, e la doppia regolazione per alte e basse velocità. Nuova anche la forcella, con lo stelo sinistro che svolge la frenatura idraulica in compressione, e quello destro in estensione.

Fastbike
Non perdtevi ora la pillola-video di Fastbike. Giovanni Di Pillo e Piergiorgio Bontempi hanno analizzato e provato per voi la Yamaha R1 2009. Buona visione!




articolo del: 07/06/2009


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