Sportiva, muscolosa, con linee originali e forti. E' la Yamaha che mostra i muscoli con la V-Max, moto dalle linee chopper ma dall'animo racing. E scopriamo perchè.
Dicevamo muscolosa, e questo lo si può notare dal motore, il quattro cilindri a V ben visibile di 65 gradi da 1679cc, con raffreddamento a liquido, DOHC, capace di sfornare una potenza di 200 CV a 9000 giri, ed una coppia di 166.8 Nm a 6500 giri. Potenza quindi è la parola che più si affianca a questo motore, che adotta controlli elettrici di tutto rispetto come il YCC-I (Yamah Chip Controlled Intake) e il YCC-T (Yamaha Chip Controlled Throttle) capace di regolare al meglio l'erogazione in funzione anche delle condizioni stradali e atmosferiche.
Inoltre, il V-Max rispetta in pieno la normativa antinquinamento Euro 3, oltre che a standard di livello superiore, grazie al catalizzatore a tre vie.
Funzionalità e design sono la parola d'ordine approcciandosi a quell'elemento di stile che è il doppio scarico. Anzi, stiamo parlando di un 4-1-2-4, esuberante, massiccio e ben presente. Un vero e proprio elemento di design.
Ovviamente, con una cilindrata del genere, il V-Max ha bisogno di respirare. Ecco quindi le prese d'aria in alluminio lucidato a mano, poste sui fianchi del serbatoio, capaci di amuentare la pressione nell'air-box.
Abbiamo parlato però anche di sportività. E si nota evidentemente con un lavoro di centralizzazione delle masse, offrendo un prodotto con materiali il più possibile leggere, e cercando di collocare conseguentemente i componenti più pesanti in prossimità del baricentro della moto.
Per la realizzazione di questo obiettivo, ecco il serbatoio da 15 litri, collocato sotto la sella.
Inoltre, per poter offrire una guida fluida e relativamente facile, ecco gli pneumatici - sia all'anteriore che al posteriore - da 18 pollici e progettati con una mescola speciale, capaci di offrire maggiore aderenza, un miglior assorbimento delle asperità: all'anteriore la scelta è ricaduta su di un 120/70-R18 e mentre dietro è un gigantesco 200/50-R18 a dominare la scena.







