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Formula 1 Melbourne: l'Albert Park Circuit

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E' il circuito che dal 1996 ad oggi ha quasi sempre aperto il calendario del mondiale di Formula 1. Un cittadino ricavato all'interno dell'Albert Park,da cui prende il nome. Stiamo parlando di Melbourne, tracciato australiano, ricavato grazie al collegamento delle strade permetrali del lago.A dispetto di quanto molti pensano, il circuito ha preso vita addirittura negli anni 50, salvo poi ssere stato accantonato in favore di Adelaide per le proteste degli ambientalisti. Tutto questo fino al 1996, quando la Formula 1 decise di tornare all'Albert Park.Un giro del circuito Lungo circa 5.3 km, l'Albert Park di Melbourne si mostra come uno dei circuiti più variegati e con numerose curve da raccordare. Non uno dei circuiti migliori per i sorpassi, ma sicuramente molto tecnico. Si parte dal rettilineo di partenza, dove si raggiungono i 300 km/h, per poi impostare la Jones e la Brabham, punti in cui si può effettuare un sorpasso. E' una destra-sinistra da terza marcia. Leggero allungo per poi procedere fino alla White Ford, una secca destra lenta, da impostare al meglio perchè la traiettoria che si tiene influenzerà anche la serie di 3 cure successive. Si procede con un ulteriore allungo, con semicurva a sinistra e poi a destra, per poi incontrare un ulteriore punto di sorpasso, la Clark, una destra da circa 100 m/h. ulteriore progressione con semicurva a sinistra, che porta alla curva 11 e 12. Qui, è essenziale sacrificare un pochino la velocità di percorrenza della prima curva sulla sinistra per poter impostare al meglio la destra piena che porta alla Hill e alla Ascari, curva da medio raggio da affrontare in terza.Leggera accelerazione e curva a destra in appoggio, la Stewart che immette nella Prost e nella Senna, ultima curva sulla destra che immette nel rettifilo dei box.

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F1 2011 - Suzuka: circuito e prove libere

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Questo weekend la Formula 1 fa tappa in Giappone, sul circuito di Suzuka, diventato ormai un appuntamento importante e decisivo per l’assegnazione del titolo mondiale. Il circuito di Suzuka è la casa del Gran Premio del Giappone di Formula 1 sin dal 1987. Nelle annate 2007 e 2008 fu invece utilizzato il nuovo circuito del Fuji, ma nel 2009 Suzuka ritornò pienamente in servizio. E’ uno dei circuiti più originali. Per cominciare nasce all’interno di un parco giochi della Honda ed era un tracciato da utilizzare per i test moto, disegnato nel 1962 da John Hugenholtz. Il tracciato ha una conformazione ad 8, comprendente un sottopasso ed il cavalcavia. E’ lungo 5.807 metri e ha 17 curve. Il circuito ha subito 3 modifiche. La prima nel 1983 quando è stata realizzata una chicane sull’ultima curva per rallentare l’entrata sul rettilineo e la lunga curva Degner è stata tramutata in due angoli. Inoltre è stato aumentato anche il livello di sicurezza con l’aggiunta di maggiori vie di fughe e anche con la rimozione di residui della vegetazione circostante, problema non da poco durante una gara. Secondo cambiamento nel 2002 con la modifica della Chicane, della 130R e di alcune curve Snake che sono state rese più dritte e veloci. Infine ultimo ritocco nel 2003 con la trasformazione della chicane, che è stata resa leggermente più veloce e più vicina alla 130R.   Intanto manca un solo punto a Vettel per aggiudicarsi il titolo mondiale. Gli sarebbe sufficiente un decimo posto a Suzuka per centrare l’obiettivo. Le due prove libere hanno mostrato nuovamente le difficoltà di questo circuito, molto tecnico, come poche via di fuga e difficoltà nel sorpasso. Molti incidenti, per fortuna senza conseguenze. E’ successo anche a Vettel, che nella prova mattutina, all’ultimo giro, è andato lungo alla curva 9 finendo nel terreno. Incidente senza conseguenze. E’ rientrato in pista per le prove del pomeriggio con l’ala sostituita e ha registrato il terzo tempo. Prima di lui Fernando Alonso e primo Jenson Button.   Appuntamento per la gara domenica 9 ottobre alle 8.00

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F1 2011: tutti a Montecarlo. Solo il nome evoca una grande classica della formula 1 antica e moderna. Monaco è Monaco. E' l'unico vero cittadino esistente nel calendario iridato. Ovviamente Singapore e Valencia vengono considerati anch'essi quali "tracciati cittadini", ma Montecarlo è unica. Una pista in cui superare è quasi impossibile, in cui ogni errore è pagato a caro prezzo.  Già, perchè Monaco è bella quanto fatale. Basta una traiettoria sbagliata, leggermente più larga, per arrivare a dare quella "pizzicata" sul muretto che può rivelarsi fatale.  E' questo il fascino di Monaco, che ha reso immortali i vincitori di un Gran Premio immancabile nel circuito iridato.  Mark Webber, a bordo del suo simulatore Red Bull ci ha spiegato un giro lanciato dei 3,3 km lungo il percorso monegasco.  Si parte lanciati dal rettilineo di partenza, a 269 km/h. Staccata fino alla seconda marcia, per la prima curva, la Sainte Devote. Si snocciolano tutte le marce lungo la salita del Beau Rivage che porta alla Massenet, una lunga sinistra molto facile da sbagliare. E' qui che Fernando Alonso lo scorso anno, durante il sabato mattina, ha compromesso il suo week-end, danneggiando la scocca della sua Ferrari. Lunga sinistra che porta alla Curva del Casino, da raccordare immediatamente. Terza piena a circa 120 km/h. Breve rettilineo che introduce al trattico storico e, forse, più affascinante di Monaco: Mirabeau, una destra che scende, e che porta immediatamente a quella che è considerata storicamente la curva più lenta dell'intero Circus iridato: Grand Hotel Hairpin.  47 km/h da fare in prima, e lasciando la mano sinistra dal volante.  Da li, doppia destra - il Mirabeau Bas ed il Portier che introducono nel famigerato tunnel.  Staccata decisa che porta alla nuova Chicane, unico vero punto di sorpasso. Da li, breve allungo che porta ad una veloce sinistra, la curva del Tabaccaio, da fare in quarta marcia, a circa 160 km/h, che introduce in una veloce sinistra-destra e, subito dopo, staccata decisa per la chicane delle piscine. Breve allungo che introduce alla Rascasse, una 180 gradi a destra molto lenta. Da lì, piccola accelerazione verso l'ultima curva del circuito, l'Antony Noghes, una prima da circa 70 orari.  Questo, un giro del circuito di Monaco. 
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'Il più bel circuito del Mondo'. Così fu definito da Bernie Ecclestone l'Istanbul Park Circuit quando il patron della Formula 1 acquistò la struttura figlia dell'architetto Hermann Tilke. 5,338 km, questa la lunghezza di un tracciato che presenta trati carateristici molto simili a quelli di Shakir, Shanghai, Sepang, Singapore e Valencia: tutti circuiti che hanno in calce la stessa firma. 14 curve di cui sei a destra e otto a sinistra, il circuito di Istanbul si affronta in senso anti-orario:una peculiarità riscontrabile solamente in altri 2 circuiti quali Interlagos in Brasile e Singapore. Il Layout del circuito, dotato di lunghi rettilinei intervallati da curve a raggio medio e stretto, offre due punti in cui un pilota può realmente fare la differenza. Il primo è la Curva 8, che presenta ben 5 punti di corda distinti, e che per difficoltà e fascino può ricordare curve leggendarie come l'Eau Rouge di Spa-Francorshamps o la 130R di Suzuka.Il secondo tratto in cui si può notare il talento di un pilota è, sicuramente, la curva 11, una destra cieca veloce da percorrere in pieno. Stato dell'eccellenza anche per quanto concerne la sicurezza del tracciato, con le ampie e numerose vie di fuga in asfalto ad alta aderenza. Una soluzione che permette di rallentare l'uscita di una vettura, senza comprometterne la corsa. Ora, godetevi il video di Mark Webber che, a bordo del simulatore Red Bull, ci spiega traiettorie e marce in un giro veloce del circuito dell'Istanbul Park.
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  Nemmeno il tempo di riprendersi dal caldo malesiano che la Formula 1 fa tappa alla Cina, sul circuito di Shanghai. E allora, vediamo di offrirvi qualche informazione in più sullo Shanghai International Circuit. Un tracciato che fa parte dell'ultima generazione di autodromi. Realizzato da Hermann Tilke, l'ideatore di circuiti quale quello di Sepang, Istanbul, Valencia, Sakhir, ha dalla sua tutte le peculiarità di un layout "alla Tilke": curvoni veloci da terza-quarta marcia, brusche frenate, tornanti con un raggio di più di 180 gradi e, sopratutto, un rettilineo lunghissimo. Anzi, Shanghai vanta il rettilineo più lungo dell'intero mondiale, dove - guarda caso - quest'anno si potrà utilizzare il DRG (Drug Reduce System), meglio conosciuto come ala mobile. E sempre a proposito del Layout del circuito, non tutti sanno che questo riprende il carattere cinese shàng, il cui significato è da ricondursi a "sopra-salire", ed è alla base del nome Shanghai. Il primo Gran Premio di F1 si è svolto nel 2004, con vincitore Rubens Barrichello. Un circuito importante anche per motivi di mercato, tanto che - infatti - proprio in occasione della prima edizione, sul podio insieme al pilota brasiliano salì Luca Cordero di Montezemolo. Mark Webber ci spiega, dal suo simulatore Red Bull di Mylton Keynes, come affrontare un giro sul tracciato di Shanghai.
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Domenica si correrà l'ultimo round di un mondiale di Formula 1 che ha regalato emozioni a non finire. Mai nella storia del più importante campionato motoristico mondiale, 4 driver sono arrivati in corsa per il titolo all'ultima gara. Certo, Hamilton è praticamente fuori dalla lotta, trovandosi a 24 punti da Alonso, ma come la storia recente ci ha insegnato, non si può mai abbassare la guardia fin sotto l'ultima bandiera a scacchi. D'altronde, il mondiale 2007 con Kimi Raikkonen campione, e sopratutto il 2008 con Massa primo in campionato per 30'' per poi cedere la corona ad Hamilton fanno scuola.Abu Dhabi quindi come ultimo round, dove i calcoli non sono più ammessi, in un circuito in pieno Tilke style, con lunghi rettilinei, staccate da brivido, ma pochi punti dove poter realmente fare la differenza.Certo, c'è la variante altamente spettacolare di iniziare la corsa con il tramonto e di concluderla di notte; il passaggio sotto l'albergo costruito a Yas Marina è pirotecnico, così come tutto il Ferrari World; dulcis in fundo, l'uscita box sotterranea è una chicca vista solo in questa nuova struttura. Eppure tutto questo dovrebbe essere un plus, e non l'attrazione principale. Perchè il circuito, francamente, è anonimo.E allora, che ci pensino i 4 contendenti a dar spettacolo. Noi nel frattempo, vi lasciamo con l'ultimo vincitore del Gran Premio del Brasile, Sebastian Vettel, che ci spiega, nel suo simulatore Red Bull, come affrontare un giro all'interno dello Yas Marina Circuit. Buona visione!
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Terzo paese al mondo per densità di abitanti, domenica la Corea del Sud affronterà un grande passo nel processo di modernizzazione voluto negli ultimi anni. Basti pensare al mondiale di calcio organizzato insieme al Giappone.Un arrivo delicato, questo in Corea, non solo per il background socio-politico del paese, ma anche perchè il circuito di Sud Jeolla, imponente progetto con sviluppi futuri decisamente interessanti, è stato considerato 'agibile' solamente il giorno dopo il gran premio del Giappone. Charlie Withing infatti, dopo Suzuka, è volato a constatare lo stato dei lavori, in ritardo negli ultimi tempi per colpa del tempo angusto che ne ha ritardato la realizzazione. Un rischio grande, sventato - chissà con quali ritmi e modalità di lavoro - giusto in tempo per non compromettere il campionato più avvincente degli ultimi 10-15 anni.Nel circuito 'futuro' cittadino (già, perchè intorno al tracciato sorgerà una vera e propria metropoli), la paura di piloti e tecnici è quella di trovarsi di fronte un asfalto in grado di non reggere la pressione ed il grip richiesto da una formula 1. In più, il rischio di sbagliare assetto non è così remota, proprio per la progressiva gommatura del circuito. E se a dirlo è Hermann Tilcke, architetto e project leade del circuito, c'è da crederci.Ma come si sviluppa la planimetria del tracciato? La prima parte sembrerebbe appannaggio del team McLaren, considerando i lunghi rettilinei da poter sfruttare con l'F-Duct (la McLaren, lo ricordiamo, è la scuderia che ha introdotto il sistema di stallo dell'ala posteriore) mentre lultima potrebbe favorire il duo Red Bull, con tutta la serie di tornanti e curve a medio raggio, che esaltano l'aerodinamica delle 'lattine'. Nel mezzo la Ferrari, che riesce ad adattarsi meglio di tutti alle dinamiche di questo tracciato. Alla fin dei conti quindi, come per tutto questo 2010, la varibaile principale sarà data dall'assetto che si riuscirà a trovare e dai piloti: chi sbaglia meno vince. E in un campionato in cui tutti hanno commesso almeno un paio di errori, mai quest'aforisma risulta più veritiero.Ora,godetevi un giro di lancio con Mark Webber e Sebastian Vettel. Buona visione!
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